.Ponte Milvio
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DescrizioneL'antico “ponte Milvius”, noto nei secoli attraverso le forme "Molvio", "Mollio", "Molle", costituiva una delle poche aree di attraversamento del fiume a nord di Roma, punto obbligato di passaggio per l'imbocco in città delle via Flaminia, Clodia e Cassia. Le fonti (Aur. Vict., De viris illustribus, 72, 8; Amm. Marc., XXVII, 3) tramandano che il censore Marco Emilio Scauro fece costruire il ponte nel l09 a.C., anche se molto probabilmente doveva già esistere una struttura più antica. Il ponte costituito da 5 piloni su cui poggiano 6 archi, presenta il nucleo interno dei pilastri in tufo di Grotta Oscura, mentre l'esterno è in pietra Sperone mista a tufo dell'Aniene. I risalti dei piloni, due delle volte d'arco, gli estradossi delle volte e gli spigoli sono in travertino. Certamente relativi alle strutture del 109 a.C. sono, da sud, numerosi resti del primo pilone con i filari del primo arco e alcuni resti del secondo pilone. I primi due archi nella corrente e i relativi piloni di appoggio sono quasi integralmente conservati, come anche il quarto pilone nella corrente e i primi filari della volta; del quinto e sesto pilone si conservano solo pochi filari. Cassio Dione (LIII, 2) ci narra che, nel 27 a.C., il Senato di Roma fece erigere presso il ponte un arco, oggi scomparso, in onore di Augusto, per celebrare il riassetto della via Flaminia, promosso e finanziato dall'imperatore stesso. Da una pianta prospettica di Roma, dipinta da Taddeo di Bartolo nella cappella interna del Palazzo di Siena nel 1414, certamente ispirata a una veduta più antica, sappiamo che il ponte, in epoca medievale, sorreggeva tre torri, due alle estremità e una al centro. Esso comunque venne completamente ristrutturato in epoca rinascimentale da Niccolò V e Callisto III, il quale fece erigere il torrione quadrato ancora visibile, in cui Pio VII ricavò successivamente l'arco di passaggio. Nel corso del XIX secolo ulteriori restauri vennero realizzati dal Valadier e da Francesco Azzurri. Gli argini alle testate del ponte presentano ancora, su ambedue i lati, opere di contenimento e banchine di magra e di approdo in opera quadrata di tufo e travertino. Sulla riva destra, in particolare, è ancora visibile un cippo della perimetrazione di sponda dei censori del 55%u201154 a.C; si notano, inoltre, resti della strada carraia di alaggio in blocchi di basalto, nonché diversi sbocchi di opere idrauliche. Sulla riva sinistra, pochi metri a monte del ponte, si conservano ancora i resti di un mausoleo in opera reticolata. Ponte Milvio rappresentava certamente uno dei più importanti punti di approdo lungo la catena di scali che si snodavano sulle sponde del fiume. Tacito (Ann., XIII, 47) ricorda la zona come ricca di taverne e lupanari. Dalle emergenze archeologiche rinvenute è lecito immaginare in quest'area un'intensa attività di marinai e scaricatori, collegata ad operazioni di ridistribuzione del traffico mercantile per via fluviale, certamente notevolmente alimentato dal trasporto dei prodotti provenienti dallo sfruttamento delle piane agricole a nord di Roma e destinati per la maggior parte all'approvvigionamento dell'Urbe. BibliografiaP. Gazzola, I ponti romani, II, Firenze 1963 | |


